Ma perché non un accordo legalmente vincolante? Non c’è bisogno di dire che l’Unione Europea sarebbe pronta ad adottare un
accordo sostanzioso e legalmente vincolante a Cancun”. Il problema è che molte nazioni non sono pronte ad un accordo vincolante già a fine 2010 in Messico. Se ne sono resi conto anche i paesi del cosiddetto blocco BASIC (Brasile, India, Sud Africa e Cina) che dal meeting tenuto lo scorso week end a Città del Capo hanno auspicato che “si concluda un accordo vincolante a Cancun, Messico, nel 2010”, aggiungendo però: “o al più tardi in Sud Africa nel 2011.”
Una brutta notizia per i negoziati mondiali sul clima arriva intanto dalla
politica interna statunitense: la legge sul clima, bloccata al Senato è incappata incappa in un altro ostacolo. Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina che stava collaborando alla versione di compromesso del
Climate Bill, ha tolto il suo sostegno per frizioni con la maggioranza del Senato (che avrebbe voluto anteporre la discussione di una riforma della legge sull’immigrazione a quella sul Climate Bill). Risultato: la presentazione della bozza della legge che dovrebbe ridurre le emissioni Usa è stata posticipata a tempo indeterminato.
Nella versione originale, prima cioè dell’annacquamento per cui sta passando, il Climate Bill prevede per gli Usa entro il 2020 un taglio delle emissioni del 17% rispetto al 2005, ossia di un 3-4% rispetto ai livelli del 1990. Troppo lontano da quello che chiedono ai paesi ricchi i popoli indigeni, i movimenti sociali e le aasociazioni ambientaliste, riunitisi la settimana scorsa a
Cochabamba, in Bolivia, per il World People's Conference on Climate Change and the Rights of Mother Earth: secondo
il documento conclusivo della conferenza, i paesi ricchi - che dal 1990 al 2007 hanno aumentato le loro emissioni dell’11,2% - devono ridurre la CO2 del 50% dai livelli del 1990 entro il 2017.
GM